Infortunio in smart working: se ti fai male a casa è davvero solo un incidente domestico? La risposta del Tribunale di Padova
Dopo la pandemia, il lavoro agile è diventato strutturale e con esso sono emerse nuove domande giuridiche. Una su tutte: se mi faccio male mentre lavoro da casa, sono davvero tutelato come in ufficio?
DIRITTO DEL LAVORO


I fatti: la caduta durante una riunione online
La vicenda riguarda una dipendente del Dipartimento giuridico dell’Università di Padova. L’8 aprile 2022, pochi minuti prima della fine del turno, che stava svolgendo in regime di smart working, la lavoratrice stava partecipando a una riunione su Zoom dalla propria abitazione.
Nel corso dell’incontro, si è alzata dalla scrivania per recuperare alcuni documenti necessari alla riunione. Durante quel breve tragitto è caduta, riportando una doppia frattura alla caviglia. Le conseguenze sono state serie: ricovero, intervento chirurgico e ben 137 giorni di inabilità al lavoro.
In un primo momento l’INAIL aveva riconosciuto l’infortunio come indennizzabile. Successivamente, però, aveva cambiato orientamento, qualificando l’evento come “infortunio domestico” e negando quindi la piena tutela prevista per gli infortuni sul lavoro.
La lavoratrice, dopo un ricorso interno respinto, ha deciso di rivolgersi al giudice del lavoro.
La decisione del Tribunale: ciò che conta è l’occasione di lavoro, non il luogo
Il Tribunale di Padova ha accolto le richieste della ricorrente, riconoscendo la natura di infortunio sul lavoro dell’evento e accertando un’invalidità permanente del 9%, determinata in sede peritale collegiale e accettata dalle parti.
Ma la decisione va oltre il semplice riconoscimento dell’indennizzo. Il giudice ha infatti condannato l’INAIL anche al pagamento delle spese legali e alla rifusione delle spese mediche private sostenute dalla lavoratrice, pari a 1.284,83 euro.
Il punto giuridico centrale è uno: per qualificare un evento come infortunio sul lavoro non è decisivo il luogo fisico in cui si verifica, bensì il suo collegamento con l’attività lavorativa.
La normativa di riferimento (d.P.R. 1124/1965 e legge n. 81/2017 sul lavoro agile) tutela infatti gli eventi che si verificano “in occasione di lavoro”, ossia quelli che presentano un nesso funzionale con la prestazione lavorativa.
Nel caso concreto, la lavoratrice si era alzata per recuperare documenti necessari alla riunione in corso: un’azione strettamente connessa alla prestazione. La casa, in quel momento, era a tutti gli effetti luogo di lavoro. Quanto alle spese mediche sostenute in regime privato, il Tribunale ha ritenuto che, considerata la particolarità del caso e la non celerità del servizio pubblico, fossero congrue e necessarie, soprattutto alla luce della complessità tecnica dell’accertamento medico-legale.
Ovviamente, non ogni caduta in casa sarà automaticamente coperta dall’INAIL. Ma quando l’evento è legato all’attività lavorativa, la tutela non può essere negata solo perché ci si trova tra le mura domestiche.
Le prospettive future: lo smart working non è una zona grigia
Questa sentenza chiarisce un principio fondamentale: lo smart working non è una zona “franca” priva di tutele. Il lavoro agile modifica il luogo della prestazione, ma non riduce i diritti del lavoratore.
Allo stesso tempo, la decisione apre scenari destinati a incidere sul contenzioso futuro. Il confine tra rischio professionale e rischio domestico potrà diventare oggetto di discussione caso per caso. La prova del nesso con l’attività lavorativa sarà centrale e, in assenza di colleghi o testimoni, documentazione e tracciabilità dell’attività svolta assumeranno un ruolo decisivo.
Per i datori di lavoro e per l’INAIL, ciò significa dover valutare con attenzione ogni evento verificatosi durante il lavoro agile, evitando automatismi restrittivi. Per i lavoratori, significa sapere che la tutela assicurativa continua a operare, anche quando l’ufficio coincide con il salotto di casa.
La casa può diventare luogo di lavoro. E quando lo diventa, il diritto segue il lavoratore.
Tra incidente domestico e infortunio sul lavoro il confine può essere sottile: se la tutela viene negata ingiustamente, un’azione legale ben costruita può trasformare un diniego in un diritto riconosciuto.
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