Stipendio più basso dei colleghi: diritti e novità 2026

Stipendio più basso dei colleghi? Scopri quando è illegittimo, cosa cambia nel 2026 e come tutelarti. NBD Avvocati a Bologna assiste lavoratori, dirigenti e imprese. Espressioni secondarie da mantenere nel testo in modo naturale: stesse mansioni stipendio diverso, parità retributiva uomini e donne,

DIRITTO DEL LAVORO

Avv. Manlio Notarstefano

9/25/20265 min leggere

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Scoprire che un collega guadagna di più, pur svolgendo un lavoro apparentemente identico, può far nascere un dubbio: è una scelta legittima dell’azienda oppure esistono i presupposti per chiedere un adeguamento dello stipendio?

Una retribuzione inferiore non dimostra, da sola, un’irregolarità. Occorre verificare le mansioni effettive, il contratto applicato, le componenti della retribuzione e l’eventuale presenza di una discriminazione.

Dal 7 giugno 2026 il quadro si è arricchito con il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e rafforza gli strumenti per tutelare la parità salariale tra uomini e donne. Le nuove disposizioni non introducono un aumento automatico dello stipendio, ma rendono più accessibili informazioni utili a valutare eventuali disparità.

Stesse mansioni e stipendio diverso: è sempre illegittimo?

Nel lavoro privato, svolgere mansioni simili o avere lo stesso livello contrattuale non significa necessariamente percepire un importo complessivo identico.

Il confronto deve considerare, ad esempio, anzianità, orario, responsabilità, competenze, premi e accordi individuali. Anche il solo netto in busta paga può essere fuorviante, perché risente della situazione fiscale personale.

La domanda da porsi è quale sia la ragione della differenza e se rispetti la legge e gli obblighi contrattuali. Un conto è un trattamento diverso legato a elementi professionali effettivi; altro è una disparità discriminatoria o il mancato pagamento di quanto dovuto.

La verifica richiede quindi un confronto omogeneo tra le posizioni e le singole voci retributive, senza fermarsi alla qualifica indicata sul biglietto da visita o all’importo accreditato sul conto.

Quando la differenza di stipendio può essere discriminatoria

La parità retributiva tra uomini e donne riguarda sia lo stesso lavoro sia un lavoro di pari valore. Per il confronto rilevano competenze, responsabilità e condizioni di lavoro, secondo criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.

Il D.Lgs. 96/2026 attribuisce rilievo ai sistemi di classificazione dei contratti collettivi. Tuttavia, l’applicazione di un CCNL stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative non esclude la possibilità di dimostrare trattamenti individuali discriminatori.

Si pensi, come esempio ipotetico, a una lavoratrice che riceva sistematicamente un trattamento inferiore rispetto a colleghi uomini impiegati in attività comparabili: occorrerà ricostruire le ragioni del divario, i criteri utilizzati dall’impresa e la loro concreta applicazione.

La verifica non riguarda soltanto la paga base. Anche premi e altre componenti economiche possono assumere rilievo. Il decreto distingue però la nozione generale di retribuzione da quella di “livello retributivo”, escludendo da quest’ultima alcuni trattamenti individuali non strutturali alle condizioni previste dall’articolo 3. Non è quindi corretto affermare che tutti i superminimi siano automaticamente esclusi da qualsiasi valutazione discriminatoria.

Posso conoscere quanto guadagnano i colleghi?

Il nuovo diritto di informazione non consente di ottenere indiscriminatamente le buste paga nominative degli altri dipendenti.

L’articolo 7 riconosce il diritto di richiedere e ricevere per iscritto i livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. La risposta deve arrivare entro due mesi; il diritto non può essere esercitato più di una volta all’anno, ferma la possibilità di chiedere chiarimenti su informazioni imprecise o incomplete.

L’azienda deve informare annualmente i lavoratori di questo diritto e può rendere disponibili i dati anche nell’intranet o nell’area riservata del sito. Restano tutelati i dati individuali dei colleghi; per le realtà fino a 49 dipendenti il decreto prevede modalità specifiche, rinviando all’articolo 9, comma 4.

Il lavoratore può invece rendere nota la propria retribuzione: sono vietate le clausole contrattuali che limitano questa facoltà. Le informazioni altrui ottenute attraverso la procedura possono essere utilizzate esclusivamente per esercitare il diritto alla parità retributiva.

Se svolgo mansioni superiori, posso chiedere uno stipendio più alto?

Il problema può riguardare l’inquadramento, anche in assenza di una discriminazione di genere.

Nel lavoro privato, l’articolo 2103 del codice civile riconosce al lavoratore assegnato a mansioni superiori il diritto al trattamento economico corrispondente all’attività svolta. Il diritto alla definitiva assegnazione al livello superiore richiede invece la verifica di ulteriori condizioni, anche contrattuali. Normattiva

Occorre confrontare le attività realmente esercitate con i profili previsti dal CCNL: autonomia, responsabilità e funzioni possono essere più significative del titolo formale attribuito dall’azienda.

Abbiamo approfondito questi aspetti nell’articolo dedicato alle mansioni superiori e al diritto all’inquadramento corretto.

Se emerge un trattamento inferiore a quello dovuto, può essere valutata una richiesta di differenze retributive per livello contrattuale errato. L’eventuale credito si determina sulla base dei diritti del lavoratore, non copiando automaticamente lo stipendio del collega meglio pagato.

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La trasparenza retributiva riguarda anche chi cerca lavoro.

L’articolo 5 prevede che negli avvisi e nei bandi siano indicate la retribuzione iniziale o la relativa fascia, insieme alle pertinenti disposizioni del contratto collettivo applicato.

Il datore non può chiedere informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o precedenti rapporti di lavoro, né acquisirle indirettamente attraverso chi gestisce la selezione.

Per le imprese, questo richiede attenzione anche ai moduli di candidatura e alle istruzioni impartite ai selezionatori.

Cosa fare se ritieni di essere pagato meno del dovuto

Il primo passo è ricostruire la situazione con documenti pertinenti. Per una valutazione iniziale possono essere utili:

  • contratto di assunzione e successive modifiche;

  • buste paga e accordi su superminimi, premi o obiettivi;

  • CCNL applicato e livello di inquadramento;

  • incarichi, deleghe e comunicazioni sulle mansioni effettive;

  • richieste di chiarimento già inviate e risposte ricevute.

La documentazione deve essere acquisita e utilizzata lecitamente, rispettando i dati personali di terzi.

L’esame può chiarire se sia opportuno formulare una richiesta di informazioni, avviare una trattativa, contestare l’inquadramento o intraprendere un’azione per il recupero delle retribuzioni dovute.

Nelle controversie per discriminazione di sesso, l’articolo 40 del Codice delle pari opportunità agevola la prova: se il ricorrente fornisce elementi idonei a fondare una presunzione precisa e concordante di discriminazione, spetta alla controparte dimostrarne l’insussistenza. Non basta, quindi, una generica affermazione di essere pagati meno.

Il D.Lgs. 96/2026 richiama inoltre la tutela contro i trattamenti sfavorevoli adottati come reazione all’esercizio dei diritti previsti dalla nuova disciplina.

Cosa devono verificare aziende e responsabili HR

Per l’impresa, una verifica preventiva dovrebbe riguardare gli inquadramenti, i criteri retributivi, la documentazione delle decisioni e la gestione delle richieste dei dipendenti.

L’articolo 6 disciplina l’accessibilità dei criteri di determinazione della retribuzione e della progressione economica, valorizzando il rinvio alla contrattazione collettiva alle condizioni previste. L’esenzione per i datori con meno di 50 dipendenti riguarda i criteri di progressione economica: non elimina tutti gli obblighi di trasparenza.

Vanno poi distinti questi adempimenti dalla rendicontazione del divario di genere prevista dall’articolo 9: le prime scadenze sono il 7 giugno 2027 per i datori con almeno 150 dipendenti e il 7 giugno 2031 per quelli da 100 a 149.

Una consulenza legale per aziende e imprese può aiutare a individuare gli obblighi applicabili e a prevenire controversie sulle politiche retributive.

Assistenza su stipendi e differenze retributive a Bologna

Capire se una differenza salariale sia legittima richiede l’esame del rapporto concreto. Lo stesso importo può dipendere da un accordo individuale valido, da un errore di inquadramento o da un trattamento discriminatorio: cambiano le prove necessarie e gli strumenti di tutela.

NBD Avvocati offre assistenza in diritto del lavoro a Bologna a lavoratori, dirigenti e imprese, anche attraverso consulenze da remoto.

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Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale personalizzata.

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