Storno di dipendenti e concorrenza sleale
Quando il passaggio di personale verso un concorrente diventa illecito
Nel mercato del lavoro è normale che un dipendente cambi azienda o che un professionista riceva offerte da concorrenti.
Tuttavia, esistono situazioni in cui il reclutamento di personale assume caratteristiche tali da integrare una vera e propria forma di concorrenza sleale, soprattutto quando l’obiettivo non è soltanto assumere nuove risorse, ma:
sottrarre know-how;
disgregare l’organizzazione interna di un concorrente;
acquisire clienti e informazioni strategiche;
indebolire strutturalmente un’impresa.
Si parla, in questi casi, di storno di dipendenti.
La questione è particolarmente delicata nei settori ad alta specializzazione, nei rapporti fiduciari e nelle realtà in cui il capitale umano costituisce il principale valore competitivo dell’azienda.
Lo Studio Legale Associato Notarstefano, Barone & Di Dato assiste aziende, dirigenti, manager e professionisti nelle controversie relative a concorrenza sleale, storno di personale e tutela del know-how aziendale.
Cos'è lo storno di dipendenti
L’NDA è un contratto con cui una o più parti si impegnano a non divulgare o utilizzare impropriamente determinate informazioni confidenziali.
Può essere:
unilaterale, quando l’obbligo grava su una sola parte;
bilaterale, quando entrambe le parti condividono informazioni riservate;
multilaterale, nei rapporti più complessi.
Serve a proteggere know-how, dati commerciali, liste clienti, strategie aziendali, informazioni economiche, documentazione tecnica, software o progetti e idee non ancora pubbliche.
Quando conviene utilizzare un accordo di riservatezza
Lo storno consiste nel trasferimento di lavoratori da un’azienda ad un concorrente attraverso modalità considerate scorrette o aggressive.
Non ogni assunzione di personale proveniente da un’altra impresa è illecita.
Il problema nasce quando il reclutamento:
è organizzato in modo sistematico;
mira a destabilizzare il concorrente;
coinvolge figure strategiche;
comporta sottrazione di informazioni riservate;
provoca un danno organizzativo rilevante.
La valutazione dipende sempre dal contesto concreto, dalle modalità utilizzate e dagli effetti sull’impresa coinvolta.
Quando può esserci concorrenza sleale
Lo storno può assumere rilievo illecito quando emerge:
intento di disgregazione aziendale;
utilizzo di informazioni riservate;
sfruttamento del know-how acquisito;
violazione di obblighi di fedeltà o riservatezza;
sottrazione organizzata di interi team;
acquisizione indebita della clientela.
Possono assumere particolare rilevanza ruoli manageriali, figure commerciali, personale altamente specializzato, dipendenti con accesso a dati strategici.
Non basta quindi il semplice cambio di datore di lavoro.
Il ruolo del lavoratore
Il lavoratore conserva, in linea generale, la libertà:
di cambiare impiego;
di accettare nuove opportunità professionali;
di valorizzare le proprie competenze.
Tuttavia, tale libertà incontra limiti negli obblighi di fedeltà, nelle clausole di riservatezza, nei patti di non concorrenza validamente sottoscritti e nel divieto di utilizzo illecito di informazioni aziendali.
La distinzione tra legittima mobilità professionale e condotta illecita richiede una valutazione molto attenta.
Le prove più importanti
Nelle controversie relative allo storno di dipendenti assumono spesso rilievo:
email;
contatti con personale interno;
trasferimento simultaneo di più lavoratori;
utilizzo di dati aziendali;
movimenti anomali della clientela;
download o copiatura di informazioni riservate;
comunicazioni commerciali.
Anche la tempistica delle dimissioni e delle nuove assunzioni può risultare significativa.
Tuttavia, la raccolta delle prove deve avvenire nel rispetto della privacy, della privacy, della normativa sui controlli, dei diritti dei lavoratori.
Tutela del know-how e dei clienti
Molte controversie sullo storno si collegano alla protezione:
del know-how aziendale;
delle relazioni commerciali;
delle strategie interne;
della clientela.
L’azienda può valutare azioni cautelari urgenti, richieste risarcitorie, tutela dei segreti commerciali, contestazioni relative a violazione di riservatezza o non concorrenza.
La tempestività è spesso decisiva per limitare il danno.
Come prevenire il rischio
Per le aziende è fondamentale adottare:
NDA;
clausole di riservatezza;
patti di non concorrenza validi;
procedure di gestione dell’uscita del personale;
sistemi di protezione dei dati.
Anche la gestione degli accessi informatici, delle informazioni sensibili, delle relazioni con i clienti può ridurre significativamente il rischio di contenzioso.
I rischi per manager e dipendenti
Chi partecipa a operazioni di storno illecito può esporsi:
a richieste risarcitorie;
a contestazioni per concorrenza sleale;
a responsabilità contrattuale;
a violazioni di obblighi fiduciari;
a controversie giudiziarie complesse.
Pertanto, prima di avviare un nuovo progetto, di coinvolgere ex colleghi, di trasferire informazioni aziendali o di contattare clienti del precedente datore è sempre opportuno valutare attentamente i rischi giuridici.
FAQ – Domande frequenti
Assumere un dipendente di un concorrente è illecito?
No, non automaticamente. Occorre verificare modalità e finalità dell’operazione.
Quando lo storno diventa concorrenza sleale?
Quando vi è un intento di disgregazione o utilizzo scorretto di informazioni e relazioni aziendali.
Il lavoratore può cambiare azienda liberamente?
Sì, salvo limiti derivanti da obblighi contrattuali o comportamenti illeciti.
Conta la sottrazione di clienti?
Sì, soprattutto se collegata all’utilizzo improprio di dati o informazioni riservate.
L’azienda può chiedere un risarcimento?
Sì, in presenza dei presupposti.
I patti di non concorrenza incidono?
Sì, se validamente sottoscritti possono limitare determinate attività post-contrattuali.
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